Pesce grande mangia pesce piccolo?

Pesce grande mangia pesce piccolo: quante volte, nell’ultimo paio d’anni, hai letto la notizia dell’acquisizione di una piccola azienda nautica da parte di una multinazionale o di un grosso gruppo industriale estero?

Ci scommettiamo: più di una.

Come nella moda e nel food, anche nella nautica il made in Italy ha un grande valore di mercato, e rende particolarmente appetibili i marchi del Belpaese, soprattutto se si trovano momentaneamente in difficoltà: gruppi di investitori o semplici imprenditori stranieri hanno sempre più interesse a espandere il proprio raggio d’azione acquisendo realtà imprenditoriali piccole ma già strutturate.

Per esempio, il 2022 è iniziato con l’acquisizione di Vesper Marine da parte di Garmin: l’azienda tedesca amplierà la sua offerta integrando al suo attuale portfolio nuove tecnologie di comunicazione marittima, grazie all’expertise del fornitore neozelandese.

Assistiamo ormai da un po’ di anni all’acquisizione di piccoli brand da parte di grandi brand: un caso molto noto nel mondo della nautica da diporto è quello di Lalizas, che produce equipaggiamenti marittimi e che si è ingrandita negli anni inglobando altre realtà, arrivando a distribuire in oltre 130 paesi anche i prodotti Lofrans, Nuova Rade, Max Power e Ocean e che recentemente ha acquisito Arimar –  azienda italiana leader europeo nella produzione di zattere di salvataggio autogonfiabili, gommoni e tender.

A chi segue il mercato delle attrezzature nautiche non sarà sfuggita poi l’acquisizione di NDS da parte di DOMETIC, azienda svedese nota per i suoi prodotti per la gestione dell’energia, né l’operazione con cui la francese Alliance Marine ha comprato l’intero capitale sociale di Forniture Nautiche Italiane srl, o quella con cui MZ Electronic S.r.l.ha inglobato l’italianissima Progetto Elica S.r.l., specializzata nella progettazione e nella produzione di eliche immerse e di superficie. Passando ai produttori di imbarcazioni, non sono certo passate inosservate l’unione di Sacs a Tecnorib, l’acquisizione del cantiere Starfish da parte del gruppo Beneteau o l’acquisto di Perini Navi – storico marchio italiano specializzato nelle grandi barche a vela di fascia alta – dall’operatore globale della nautica di lusso «The Italian Sea Group», quotato anche in Piazza Affari.

Questo processo non riguarda solo il mondo nautico, e riflette una più generale tendenza delle aziende a formare alleanze per rilanciarsi sui mercati. Non è solo questione di gigante che ingloba le realtà più piccole con la forza, però: diverse realtà aziendali a conduzione familiare si trovano di fronte il limite di un mancato ricambio generazionale, che vincola spesso le scelte imprenditoriali sul futuro dell’azienda.

Al di là delle ragioni nei singoli casi, questa tendenza riduce il numero di interlocutori commerciali e ci traghetta verso una realtà in cui pochi fornitori copriranno un numero sempre maggiore di esigenze, con vantaggi e svantaggi per i clienti (come in tutte le cose): sul piano logistico/gestionale, l’accentramento delle mansioni, dei capitali e degli investimenti porterà sicuramente dei vantaggi nella produzione e nella distribuzione dei prodotti a livello globale. Sul piano della concorrenza, un minor ventaglio di opportunità potrebbe avere dei riflessi negativi sulle scelte degli utenti.

In tempi di pandemia, inoltre, la stabilità ha acquisito un valore ancora più grande, e viene ricercata ad ogni costo. Sarà così anche tra qualche anno?

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